Per cominciare
Discussioni che dal vivo resterebbero moderate possono trasformarsi online in attacchi personali. Un commento sotto un post, una risposta in una chat di gruppo, una recensione: in pochi messaggi il tono si alza, le persone smettono di ascoltarsi e iniziano a colpirsi.
Che cosa accade dal punto di vista psicologico?
La distanza, la rapidità delle risposte e la riduzione dei segnali non verbali possono favorire disinibizione e fraintendimenti. Anche la ricerca di visibilità può premiare toni estremi.
L'effetto di disinibizione online. Lo psicologo John Suler ha descritto i fattori che, in rete, abbassano i freni abituali: la sensazione di anonimato, l'invisibilità dell'altro, i tempi di risposta asincroni, l'impressione che "non sia davvero reale". Questi fattori possono rendere più facile sia confidarsi sia aggredire.
Il tono si perde. Le ricerche di Justin Kruger, Nicholas Epley e colleghi mostrano che sopravvalutiamo la capacità degli altri di cogliere il nostro tono nei messaggi scritti: l'ironia, in particolare, viene fraintesa molto più spesso di quanto pensiamo.
L'indignazione si diffonde. Uno studio di William Brady e colleghi ha osservato che i messaggi che contengono parole morali ed emotive vengono condivisi di più. La neuroscienziata Molly Crockett ha sottolineato come le piattaforme rendano l'espressione dell'indignazione facile, veloce e gratificante in termini di like e visibilità.
Il gruppo legittima. Quando molti attaccano lo stesso bersaglio, ciascuno sente meno la propria responsabilità individuale.
Non esiste una spiegazione valida per tutte le persone: stanchezza, frustrazioni accumulate, appartenenza a gruppi online molto polarizzati e abitudini comunicative apprese in famiglia o nel lavoro rendono alcune persone più inclini a reagire con aggressività.
Un esempio nella vita quotidiana
Un commento ironico viene interpretato come insulto; nel giro di pochi messaggi nessuno discute più dell'argomento iniziale. In una chat di genitori, una battuta sulla gita scolastica viene letta come una critica a chi l'ha organizzata. Seguono risposte piccate, poi accuse personali, poi qualcuno abbandona il gruppo.
L'esempio serve a riconoscere un possibile meccanismo, non a formulare una diagnosi. Per capire davvero una situazione occorre ascoltare la persona e considerare ciò che sta vivendo.
Che cosa è importante non confondere
La responsabilità delle offese resta di chi le compie: il mezzo non le rende inevitabili. In Italia l'offesa alla reputazione di qualcuno diffusa sui social può configurare il reato di diffamazione, e le minacce o le molestie online possono essere segnalate alla Polizia Postale.
Un disaccordo acceso, d'altra parte, non è automaticamente aggressività: si può contestare un'idea in modo netto senza attaccare la persona. La distinzione tra critica alle idee e attacco alla persona è il criterio più utile per orientarsi.
Come affrontare il tema in modo consapevole
Prima di rispondere, rileggi il messaggio immaginando di dirlo di persona; usa blocco e segnalazione in caso di molestie. Altre strategie:
se ti senti molto arrabbiato, aspetta prima di rispondere: la rabbia tende a calare in poco tempo;
se un messaggio è ambiguo, chiedi chiarimenti invece di presumere l'intenzione peggiore;
sposta le questioni delicate a una telefonata o a un incontro;
in caso di attacchi gravi, conserva screenshot con data e ora prima di bloccare.
Puoi chiederti: su quali temi perdo più facilmente la calma online? Come mi sento dopo una discussione accesa? Direi le stesse cose guardando in faccia l'altra persona? Annotare le risposte aiuta a distinguere fatti, interpretazioni e aspettative.
Quando può essere utile parlarne con uno psicologo?
Quando gli attacchi ricevuti online continuano a occupare i pensieri, generano ansia, vergogna o paura di pubblicare, o portano a ritirarsi dalla vita sociale, un confronto professionale può aiutare a elaborare l'esperienza. Lo stesso vale se ci si accorge di non riuscire a controllare la propria rabbia online, con conseguenze sulle relazioni o sul lavoro. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi grave per chiedere ascolto.
Domanda frequente
Ignorare gli insulti è sempre la scelta migliore? Dipende dalla gravità e dalla necessità di tutelarsi. Per le provocazioni occasionali, non rispondere spesso toglie forza al conflitto; per minacce, molestie ripetute o diffusione di contenuti personali è importante documentare, segnalare alla piattaforma e, se necessario, alle autorità.
Chi insulta online è diverso da come è dal vivo? Non necessariamente. La rete non crea l'aggressività dal nulla, ma può far emergere reazioni che, faccia a faccia, verrebbero trattenute.
Bibliografia essenziale
Riferimenti scientifici presenti nella bozza originale, da verificare prima della pubblicazione.
- Brady, W. J., Wills, J. A., Jost, J. T., Tucker, J. A., & Van Bavel, J. J. (2017). Emotion shapes the diffusion of moralized content in social networks. Proceedings of the National Academy of Sciences, 114(28), 7313–7318.
- Crockett, M. J. (2017). Moral outrage in the digital age. Nature Human Behaviour, 1, 769–771.
- Kruger, J., Epley, N., Parker, J., & Ng, Z.-W. (2005). Egocentrism over e-mail: Can we communicate as well as we think? Journal of Personality and Social Psychology, 89(6), 925–936.
- Suler, J. (2004). The online disinhibition effect. CyberPsychology & Behavior, 7(3), 321–326.
La lettura di una guida non sostituisce una valutazione psicologica individuale.