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Psicologia digitale · GUIDA 09

Fake news: perché crediamo alle notizie false e come difenderci

Ripetizione, emozioni e fretta: i meccanismi psicologici che rendono credibili le notizie false e le strategie che funzionano per difendersi.

Illustrazione originale dedicata a Fake news: perché crediamo alle notizie false e come difenderci

Per cominciare

Una notizia falsa può sembrare credibile quando conferma ciò che già pensiamo o suscita paura e indignazione. Non serve essere ingenui per cascarci: la disinformazione sfrutta meccanismi che funzionano in tutti noi.

Che cosa accade dal punto di vista psicologico?

La ripetizione aumenta la familiarità; le emozioni intense spingono a reagire prima di verificare. Anche persone attente possono essere tratte in inganno.

L'effetto verità illusoria. Già nel 1977 Lynn Hasher e colleghi osservarono che un'affermazione sentita più volte viene giudicata più vera, anche quando è falsa. La familiarità viene scambiata per affidabilità.

Il falso corre più veloce. Uno studio del MIT pubblicato su Science, che ha analizzato la diffusione di notizie su Twitter tra il 2006 e il 2017, ha mostrato che le notizie false si diffondevano più lontano e più rapidamente di quelle vere, probabilmente perché più sorprendenti e capaci di suscitare emozioni forti.

La correzione non cancella tutto. Le ricerche di Stephan Lewandowsky e Ullrich Ecker mostrano che un'informazione falsa continua a influenzare il ragionamento anche dopo essere stata smentita ("effetto di influenza continua"). Per questo le smentite funzionano meglio quando offrono una spiegazione alternativa, non solo un "è falso".

L'identità di gruppo. Una notizia che conferma i valori del proprio gruppo appare più credibile; metterla in dubbio può sembrare un tradimento.

Non esiste una spiegazione valida per tutte le persone: fiducia nelle istituzioni, esperienze passate, appartenenza politica o religiosa e livello di stress cambiano la vulnerabilità a specifici tipi di notizie.

Un esempio nella vita quotidiana

Un messaggio allarmistico ricevuto in un gruppo familiare viene inoltrato per "prudenza", diffondendo informazioni non verificate. "Girate a tutti: domani chiudono i supermercati". Chi inoltra non vuole ingannare: vuole proteggere chi ama. Proprio questa intenzione positiva rende il messaggio difficile da fermare.

L'esempio serve a riconoscere un possibile meccanismo, non a formulare una diagnosi. Per capire davvero una situazione occorre ascoltare la persona e considerare ciò che sta vivendo.

Che cosa è importante non confondere

Essere vittima di disinformazione non equivale a essere poco intelligenti. Ridicolizzare chi ha creduto a una notizia falsa tende anzi a rafforzarne le convinzioni.

Anche lo scetticismo ha un limite: diffidare di tutto non è spirito critico, ma un'altra forma di semplificazione. L'obiettivo non è credere a meno cose, ma credere alle cose giuste per buone ragioni.

Come affrontare il tema in modo consapevole

Controlla autore, data, fonte primaria e conferme indipendenti; diffida dei messaggi che chiedono condivisioni urgenti. Funzionano anche:

chiedersi "è accurato?" prima di condividere: le ricerche di Pennycook e colleghi mostrano che basta questa domanda per ridurre la condivisione di notizie false;

conoscere le tecniche in anticipo ("prebunking"): capire come funziona la manipolazione rende più resistenti, un po' come un vaccino;

cercare la notizia su testate affidabili o su siti di fact-checking prima di inoltrarla.

Puoi osservare: quali argomenti mi fanno reagire d'impulso? Da chi ricevo più spesso messaggi non verificati? Mi è capitato di condividere qualcosa che poi si è rivelato falso, e come mi sono sentito? Annotare questi episodi aiuta a distinguere fatti, interpretazioni e aspettative.

Quando può essere utile parlarne con uno psicologo?

Quando la paura alimentata da notizie allarmanti diventa costante, quando la sfiducia verso tutto e tutti isola o logora le relazioni, o quando un familiare sembra sempre più immerso in teorie che allontanano dal resto della famiglia, un confronto professionale può aiutare a gestire le emozioni e a trovare modi per mantenere il dialogo. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi grave per chiedere ascolto.

Domanda frequente

Se molti condividono una notizia è vera? No: la popolarità non dimostra l'accuratezza. Le notizie false, essendo più sorprendenti, tendono anzi a circolare di più.

Come parlo con un familiare che crede a una fake news? Evita lo scontro diretto, fai domande aperte ("dove l'hai letto?"), riconosci la preoccupazione che c'è dietro e proponi fonti alternative senza umiliare.

Bibliografia essenziale

Riferimenti scientifici presenti nella bozza originale, da verificare prima della pubblicazione.

  1. Hasher, L., Goldstein, D., & Toppino, T. (1977). Frequency and the conference of referential validity. Journal of Verbal Learning and Verbal Behavior, 16(1), 107–112.
  2. Lewandowsky, S., Ecker, U. K. H., Seifert, C. M., Schwarz, N., & Cook, J. (2012). Misinformation and its correction: Continued influence and successful debiasing. Psychological Science in the Public Interest, 13(3), 106–131.
  3. Pennycook, G., Epstein, Z., Mosleh, M., Arechar, A. A., Eckles, D., & Rand, D. G. (2021). Shifting attention to accuracy can reduce misinformation online. Nature, 592, 590–595.
  4. Roozenbeek, J., & van der Linden, S. (2019). Fake news game confers psychological resistance against online misinformation. Palgrave Communications, 5, 65.
  5. Vosoughi, S., Roy, D., & Aral, S. (2018). The spread of true and false news online. Science, 359(6380), 1146–1151.
Raffaella Manzo

La lettura di una guida non sostituisce una valutazione psicologica individuale.

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