Per cominciare
Online scegliamo fotografie, parole e momenti da mostrare. Questa selezione può rendere il profilo diverso dalla complessità della vita quotidiana. Nessuno pubblica la coda in posta, la lite in cucina o la domenica passata sul divano senza motivazione: sui social vediamo soprattutto le versioni migliori delle vite degli altri.
Che cosa accade dal punto di vista psicologico?
La presentazione di sé è normale anche offline, ma le piattaforme amplificano la possibilità di controllare ciò che gli altri vedono e di misurarne le reazioni.
Tutti "recitiamo" una parte. Il sociologo Erving Goffman descriveva la vita sociale come una rappresentazione: davanti agli altri mostriamo una "facciata" adatta al contesto, mentre "dietro le quinte" ci concediamo di essere più spontanei. I social rendono questa scena permanente, pubblica e misurabile in like.
Il profilo non è sempre una maschera. Uno studio di Mitja Back e colleghi ha mostrato che i profili social riflettono in buona parte la personalità reale di chi li gestisce, più che una versione idealizzata. Selezionare non significa inventare.
Piccoli ritocchi. Le ricerche di Catalina Toma e Jeffrey Hancock sui profili di incontri online indicano che le persone tendono a modificare leggermente alcuni dati (altezza, peso, età), quanto basta per sembrare più attraenti ma senza allontanarsi troppo dalla realtà, perché prevedono un incontro dal vivo.
Il confronto verso l'alto. Gli studi di Erin Vogel e colleghi collegano l'uso frequente dei social a confronti con persone che sembrano stare meglio di noi, con effetti negativi sull'autostima. La rassegna di Philippe Verduyn e colleghi suggerisce che pesi soprattutto l'uso passivo (scorrere senza interagire), più di quello attivo (scrivere, commentare, mantenere contatti).
Non esiste una spiegazione valida per tutte le persone: età, momento di vita, professione e sicurezza personale cambiano molto il modo in cui ci si presenta online e l'effetto che fanno i profili degli altri.
Un esempio nella vita quotidiana
Una persona pubblica soprattutto successi e viaggi, mentre tiene private stanchezza e incertezze. Chi osserva può credere che quella sia tutta la sua vita. Un collega che sta attraversando un periodo difficile vede le sue foto al mare e si sente indietro, senza sapere che quella vacanza è stata una pausa da mesi molto faticosi.
L'esempio serve a riconoscere un possibile meccanismo, non a formulare una diagnosi. Per capire davvero una situazione occorre ascoltare la persona e considerare ciò che sta vivendo.
Che cosa è importante non confondere
Un profilo curato non è necessariamente falso; il rischio nasce quando il confronto con immagini parziali diventa doloroso.
Anche il desiderio di essere apprezzati online non è superficialità: il bisogno di riconoscimento è umano. Diventa un tema da approfondire quando l'umore dipende in larga parte dalle reazioni ai propri contenuti, o quando si sente di dover mantenere un'immagine molto lontana da come ci si sente davvero.
Come affrontare il tema in modo consapevole
Ricorda che ciò che vedi è una selezione. Valuta come ti senti dopo l'uso dei social e scegli contenuti che non alimentino paragoni continui. Alcune strategie:
smetti di seguire o silenzia i profili che ti fanno sentire sistematicamente inadeguato;
preferisci un uso attivo: scrivere a una persona invece di scorrere il feed;
prima di pubblicare, chiediti per chi lo fai e che cosa ti aspetti di ricevere.
Puoi chiederti: dopo quanti minuti sui social cambia il mio umore? Quali profili mi lasciano più a disagio? Quanto la persona che appare online somiglia a come mi sento oggi? Annotare le risposte aiuta a distinguere fatti, interpretazioni e aspettative.
Quando può essere utile parlarne con uno psicologo?
Quando il confronto con gli altri sui social alimenta tristezza, ansia o insoddisfazione costanti, quando il numero di like o commenti incide molto sull'autostima, o quando la distanza tra l'immagine online e la vita reale diventa fonte di fatica e solitudine, un confronto professionale può aiutare a ritrovare un rapporto più sereno con se stessi e con la propria immagine. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi grave per chiedere ascolto.
Domanda frequente
Mostrarsi diversi online è sempre ipocrisia? No: spesso è una forma di gestione della privacy. Scegliere che cosa condividere, e con chi, è un diritto e una forma di tutela.
I social fanno male all'autostima? Non in modo uguale per tutti. Gli effetti dipendono molto da come si usano, da quali contenuti si seguono e dal momento che si sta vivendo.
Bibliografia essenziale
Riferimenti scientifici presenti nella bozza originale, da verificare prima della pubblicazione.
- Back, M. D., Stopfer, J. M., Vazire, S., Gaddis, S., Schmukle, S. C., Egloff, B., & Gosling, S. D. (2010). Facebook profiles reflect actual personality, not self-idealization. Psychological Science, 21(3), 372–374.
- Goffman, E. (1959). The presentation of self in everyday life. Doubleday. (Ed. it.: La vita quotidiana come rappresentazione, il Mulino.)
- Toma, C. L., Hancock, J. T., & Ellison, N. B. (2008). Separating fact from fiction: An examination of deceptive self-presentation in online dating profiles. Personality and Social Psychology Bulletin, 34(8), 1023–1036.
- Verduyn, P., Ybarra, O., Résibois, M., Jonides, J., & Kross, E. (2017). Do social network sites enhance or undermine subjective well-being? A critical review. Social Issues and Policy Review, 11(1), 274–302.
- Vogel, E. A., Rose, J. P., Roberts, L. R., & Eckles, K. (2014). Social comparison, social media, and self-esteem. Psychology of Popular Media Culture, 3(4), 206–222.
La lettura di una guida non sostituisce una valutazione psicologica individuale.