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Psicologia sociale · GUIDA 23

Perché cambiamo comportamento quando siamo in gruppo?

Più audaci, più prudenti o più silenziosi: perché in gruppo ci comportiamo diversamente e come esprimere il proprio punto di vista senza isolarsi. · Link interni suggeriti: articoli 26 e 27

Illustrazione originale dedicata a Perché cambiamo comportamento quando siamo in gruppo?

Per cominciare

In compagnia possiamo diventare più audaci, prudenti o silenziosi di quanto saremmo da soli. Non è necessariamente incoerenza: il contesto modifica ciò che percepiamo come possibile e accettabile. Allo stadio si grida, in una sala d'attesa si sussurra; in riunione si tace un dubbio che a cena con un amico si esprimerebbe senza problemi.

Che cosa accade dal punto di vista psicologico?

Le norme implicite, il desiderio di appartenenza e la distribuzione della responsabilità influenzano le scelte. Talvolta il confronto migliora il giudizio; altre volte la pressione al consenso riduce il dissenso.

Il conformismo. Negli esperimenti di Solomon Asch degli anni Cinquanta, i partecipanti dovevano confrontare la lunghezza di alcune linee. Quando gli altri membri del gruppo, d'accordo con lo sperimentatore, davano una risposta palesemente sbagliata, molti partecipanti si adeguavano almeno una volta. Bastava però un solo alleato che dissentisse per ridurre molto il conformismo.

La responsabilità si diluisce. John Darley e Bibb Latané hanno mostrato che, in un'emergenza, la presenza di altri testimoni riduce la probabilità che qualcuno intervenga: ciascuno pensa che lo farà un altro ("effetto spettatore").

Il pensiero di gruppo. Lo psicologo Irving Janis ha descritto come gruppi molto coesi possano prendere decisioni sbagliate perché il bisogno di accordo prevale sull'analisi critica: i dubbi non vengono espressi e il silenzio viene scambiato per consenso.

La polarizzazione. Discutere solo con chi la pensa allo stesso modo tende a spingere il gruppo verso posizioni più estreme di quelle iniziali dei singoli.

La sicurezza psicologica. La ricercatrice Amy Edmondson ha mostrato che nei gruppi in cui le persone si sentono libere di sbagliare e fare domande senza essere umiliate, gli errori vengono segnalati di più e l'apprendimento migliora.

Non esiste una spiegazione valida per tutte le persone: temperamento, posizione nel gruppo, esperienze di esclusione e cultura di appartenenza rendono alcuni più sensibili di altri alla pressione del gruppo.

Un esempio nella vita quotidiana

Durante una riunione una persona può rinunciare a un dubbio per non apparire difficile, mentre in un colloquio individuale lo esprime con chiarezza. Dopo la riunione scopre che anche altri due colleghi avevano la stessa perplessità, ma nessuno l'ha detta: ciascuno pensava di essere l'unico.

L'esempio serve a riconoscere un possibile meccanismo, non a formulare una diagnosi. Per capire davvero una situazione occorre ascoltare la persona e considerare ciò che sta vivendo.

Che cosa è importante non confondere

Il gruppo non annulla la libertà personale e non tutte le persone reagiscono nello stesso modo. Adattarsi al contesto è anche una competenza sociale: non tutto ciò che cambia in gruppo è perdita di sé.

Il gruppo, inoltre, non è solo pressione: può dare coraggio, sostegno e idee migliori di quelle dei singoli. Il problema nasce quando il bisogno di appartenenza porta ad agire contro i propri valori o a tacere su questioni importanti.

Come affrontare il tema in modo consapevole

Prima di aderire a una decisione collettiva, chiediti che cosa penseresti se fossi da solo e quali alternative non sono state ascoltate. Se coordini un gruppo, alcune pratiche aiutano a far emergere il dissenso:

raccogli le opinioni individualmente, per iscritto, prima della discussione;

chiedi esplicitamente "che cosa potrebbe andare storto?";

parla per ultimo, per non orientare gli altri;

ringrazia chi esprime un dubbio, anche se poi non viene accolto.

Puoi chiederti: in quali gruppi mi sento più libero di essere me stesso, e in quali meno? Che cosa temo succeda se dissento? Mi è capitato di pentirmi di aver taciuto? Annotare le risposte aiuta a distinguere fatti, interpretazioni e aspettative.

Quando può essere utile parlarne con uno psicologo?

Quando la paura del giudizio del gruppo porta a tacere sistematicamente, a evitare riunioni, feste o situazioni sociali, oppure quando ci si accorge di fare in gruppo cose che non si condividono e di cui poi ci si pente, un confronto professionale può aiutare a comprendere da dove nasce questa difficoltà e a trovare modi per esprimersi. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi grave per chiedere ascolto.

Domanda frequente

È normale sentirsi diversi in gruppo? Sì, entro certi limiti: diventa importante approfondire se questa differenza produce disagio persistente.

Come posso dissentire senza sembrare polemico? Esprimi il dubbio come una domanda o un'informazione in più ("Abbiamo considerato che…?"), riconosci i punti validi della proposta e concentrati sul problema, non sulle persone.

Bibliografia essenziale

Riferimenti scientifici presenti nella bozza originale, da verificare prima della pubblicazione.

  1. Asch, S. E. (1956). Studies of independence and conformity: I. A minority of one against a unanimous majority. Psychological Monographs, 70(9), 1–70.
  2. Darley, J. M., & Latané, B. (1968). Bystander intervention in emergencies: Diffusion of responsibility. Journal of Personality and Social Psychology, 8(4), 377–383.
  3. Edmondson, A. (1999). Psychological safety and learning behavior in work teams. Administrative Science Quarterly, 44(2), 350–383.
  4. Janis, I. L. (1972). Victims of groupthink. Houghton Mifflin.
  5. Moscovici, S., & Zavalloni, M. (1969). The group as a polarizer of attitudes. Journal of Personality and Social Psychology, 12(2), 125–135.
Raffaella Manzo

La lettura di una guida non sostituisce una valutazione psicologica individuale.

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