Per cominciare
Il desiderio di abbronzarsi può intrecciarsi con moda, ricordi di vacanza e idee culturalmente costruite sulla bellezza. Fino ai primi decenni del Novecento, in Europa, la pelle chiara era segno di benessere e l'abbronzatura richiamava il lavoro nei campi; in pochi decenni il rapporto si è rovesciato, e la pelle dorata è diventata simbolo di vacanze, tempo libero e salute.
Che cosa accade dal punto di vista psicologico?
Gli ideali estetici cambiano nel tempo. Il confronto sociale può rendere desiderabile un aspetto non perché ci rappresenti, ma perché sembra ottenere approvazione.
Il confronto sociale. Secondo la teoria di Leon Festinger, valutiamo noi stessi confrontandoci con gli altri. Sui social, il confronto avviene con immagini selezionate, filtrate e spesso ritoccate, che rendono lo standard sempre più difficile da raggiungere.
Le ragioni estetiche pesano più della salute. Diversi studi in dermatologia e psicologia della salute indicano che il desiderio di apparire più attraenti è tra i motivi principali dell'esposizione intensa al sole e alle lampade, e che l'influenza dei media agisce proprio attraverso queste motivazioni estetiche.
Il sollievo dell'approvazione. Complimenti sull'abbronzatura ("stai benissimo, sembri riposato") rinforzano il comportamento. Per alcune persone l'esposizione ai raggi UV diventa anche un momento di rilassamento, con una componente di abitudine che può rendere difficile ridurla.
Non esiste una spiegazione valida per tutte le persone: tipo di pelle, origine familiare, ambiente sociale, lavoro e rapporto con il proprio corpo rendono il desiderio di abbronzatura più o meno centrale.
Un esempio nella vita quotidiana
Una persona si sente a disagio a mostrare la pelle chiara anche se non ha mai desiderato davvero esporsi al sole. A inizio estate evita di indossare abiti scoperti, rimanda la prima giornata al mare, si sente "fuori posto" accanto ad amici già abbronzati. Il disagio non nasce dal proprio gusto, ma dall'idea di essere giudicata.
L'esempio serve a riconoscere un possibile meccanismo, non a formulare una diagnosi. Per capire davvero una situazione occorre ascoltare la persona e considerare ciò che sta vivendo.
Che cosa è importante non confondere
La salute della pelle non dovrebbe essere sacrificata per aderire a uno standard estetico. Le lampade e i lettini abbronzanti sono classificati come cancerogeni certi per l'uomo dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). In Italia, il D.M. 110/2011 ne vieta l'uso nei centri estetici ai minori di 18 anni, alle donne in gravidanza e alle persone con particolari condizioni della pelle.
Piacersi abbronzati, d'altra parte, non è un problema in sé. Si parla talvolta di "tanoressia" per indicare un bisogno di abbronzarsi vissuto come irrinunciabile, ma il termine non corrisponde a una diagnosi riconosciuta: ciò che conta è la presenza di sofferenza, rischi per la salute e difficoltà a ridurre il comportamento.
Come affrontare il tema in modo consapevole
Prova a distinguere ciò che ti piace da ciò che temi venga giudicato; per la protezione solare segui indicazioni sanitarie affidabili, come quelle del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di Sanità o del tuo dermatologo.
Puoi chiederti: se nessuno mi vedesse, desidererei comunque abbronzarmi? Quali commenti sul mio aspetto mi colpiscono di più? Quanto tempo e quanta energia dedico a correggere qualcosa che non mi piace di me? Annotare le risposte aiuta a distinguere fatti, interpretazioni e aspettative. Anche ridurre per qualche settimana il tempo trascorso su profili centrati sull'aspetto fisico può aiutare a ridimensionare il confronto.
Quando può essere utile parlarne con uno psicologo?
Quando la preoccupazione per l'aspetto occupa molti pensieri, porta a evitare situazioni sociali, a controllarsi di continuo allo specchio o a esporsi a rischi per la salute pur conoscendoli, un confronto professionale può aiutare a comprendere da dove nasce questa pressione e a costruire un rapporto più sereno con il proprio corpo. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi grave per chiedere ascolto.
Domanda frequente
L'attenzione all'aspetto è sempre un problema? No: lo diventa quando limita libertà e benessere. Prendersi cura di sé e voler piacere sono bisogni comuni e legittimi.
Perché mi sento meglio quando sono abbronzato? Contano diversi fattori: l'associazione con vacanze e riposo, i complimenti ricevuti, l'adesione a un modello condiviso. Riconoscere queste ragioni aiuta a scegliere più liberamente, senza rinunciare a sentirsi bene con il proprio aspetto.
Bibliografia essenziale
Riferimenti scientifici presenti nella bozza originale, da verificare prima della pubblicazione.
- Cafri, G., Thompson, J. K., & Jacobsen, P. B. (2006). Appearance reasons for tanning mediate the relationship between media influence and UV exposure and sun protection. Archives of Dermatology, 142(8), 1067–1069.
- El Ghissassi, F., et al. (2009). A review of human carcinogens, part D: Radiation. The Lancet Oncology, 10(8), 751–752.
- Festinger, L. (1954). A theory of social comparison processes. Human Relations, 7(2), 117–140.
- Istituto Superiore di Sanità. Abbronzatura artificiale (opuscolo informativo). https://www.iss.it/documents/20126/0/Abbronzatura%20artificiale.pdf
- Decreto 12 maggio 2011, n. 110. Regolamento relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l'attività di estetista (controllato).
La lettura di una guida non sostituisce una valutazione psicologica individuale.