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Psicologia digitale · GUIDA 20

Profili falsi sui social: perché alcune persone nascondono la propria identità

Pseudonimi, account anonimi, identità inventate: perché si nasconde chi si è online, quando può essere una tutela e quando un inganno. · Link interni suggeriti: articoli 12 e 18

Illustrazione originale dedicata a Profili falsi sui social: perché alcune persone nascondono la propria identità

Per cominciare

L'anonimato online può essere usato per proteggere la riservatezza, sperimentare un ruolo o ingannare altre persone. Le motivazioni non sono equivalenti. Dietro un nickname può esserci una persona che vuole parlare liberamente di un tema delicato, un professionista che separa vita privata e lavoro, oppure qualcuno che costruisce un'identità inventata per manipolare.

Che cosa accade dal punto di vista psicologico?

La distanza fisica riduce alcuni freni sociali e può facilitare esplorazione, disinibizione o condotte manipolative.

L'anonimato come spazio protetto. Le ricerche di Katelyn McKenna e John Bargh mostrano che partecipare in forma anonima a gruppi online può aiutare persone con aspetti della propria identità poco accettati nel loro ambiente a sentirsi meno sole e a sperimentare in sicurezza parti di sé difficili da esprimere altrove.

Il "vero sé" online. Secondo gli stessi autori, alcune persone sentono di poter esprimere online aspetti di sé che faticano a mostrare faccia a faccia. Non è necessariamente una finzione: a volte è il contrario.

La disinibizione. Come descritto da John Suler, l'anonimato e l'invisibilità riducono la sensazione di responsabilità personale. Questo può favorire l'apertura, ma anche comportamenti che dal vivo verrebbero trattenuti.

L'inganno organizzato. Le ricerche di Monica Whitty sulle truffe sentimentali online descrivono uno schema ricorrente: un profilo costruito per apparire ideale, una relazione che si intensifica rapidamente, l'isolamento progressivo della vittima, poi richieste di denaro motivate da emergenze. La vittima viene coinvolta emotivamente prima che emergano le richieste.

Non esiste una spiegazione valida per tutte le persone: bisogno di privacy, timidezza, curiosità, solitudine o intenzioni manipolative portano a comportamenti simili in apparenza, ma molto diversi nel significato.

Un esempio nella vita quotidiana

Una persona usa uno pseudonimo per parlare di un tema intimo; un'altra crea un'identità inventata per ottenere fiducia con false promesse. La prima cerca uno spazio di confronto senza esporsi davanti a colleghi e familiari. La seconda costruisce una storia credibile per ottenere denaro, informazioni o contenuti personali.

L'esempio serve a riconoscere un possibile meccanismo, non a formulare una diagnosi. Per capire davvero una situazione occorre ascoltare la persona e considerare ciò che sta vivendo.

Che cosa è importante non confondere

Non è possibile diagnosticare un disturbo psicologico sulla base della sola presenza di un profilo anonimo. L'uso di pseudonimi è comune e spesso legittimo.

È diverso, invece, creare un profilo che usa l'identità di un'altra persona o inganna per ottenere vantaggi. In Italia questi comportamenti possono costituire reato (ad esempio sostituzione di persona o truffa) e possono essere segnalati alla Polizia Postale. Chi ne è vittima non è "ingenuo": le truffe sentimentali sfruttano bisogni umani di affetto e fiducia e colpiscono persone di ogni età e livello di istruzione.

Come affrontare il tema in modo consapevole

Proteggi dati personali, verifica le informazioni e interrompi i contatti quando emergono richieste sospette o pressioni. Alcuni segnali d'allarme:

la relazione diventa molto intensa in pochi giorni;

la persona evita sempre videochiamate o incontri;

arrivano richieste di denaro, codici, foto intime o dati bancari, spesso legate a emergenze;

si chiede di tenere segreta la relazione.

Una ricerca inversa delle immagini del profilo può aiutare a capire se le foto appartengono a qualcun altro. Puoi anche chiederti: che cosa so davvero di questa persona, al di là di ciò che mi ha raccontato? Ho ricevuto richieste che mi hanno messo a disagio? Ne parlerei senza imbarazzo con qualcuno di cui mi fido? Annotare le risposte aiuta a distinguere fatti, interpretazioni e aspettative.

Quando può essere utile parlarne con uno psicologo?

Quando la scoperta di essere stati ingannati online lascia vergogna, rabbia o difficoltà a fidarsi di nuovo, quando si continua a pensare alla relazione perduta pur sapendo che era falsa, o quando ci si accorge di avere bisogno di un'identità diversa online per sentirsi accettati, un confronto professionale può aiutare. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi grave per chiedere ascolto.

Domanda frequente

Ogni account anonimo è pericoloso? No: bisogna valutare comportamenti e contesto. Molti account anonimi sono innocui o tutelano chi li usa.

Perché le vittime di truffe sentimentali non se ne accorgono? Perché il coinvolgimento emotivo arriva prima delle richieste, e a quel punto mettere in dubbio la relazione significa perdere qualcosa di importante. Riconoscerlo richiede tempo e, spesso, il sostegno di persone vicine.

Bibliografia essenziale

Riferimenti scientifici presenti nella bozza originale, da verificare prima della pubblicazione.

  1. Bargh, J. A., McKenna, K. Y. A., & Fitzsimons, G. M. (2002). Can you see the real me? Activation and expression of the "true self" on the Internet. Journal of Social Issues, 58(1), 33–48.
  2. McKenna, K. Y. A., & Bargh, J. A. (1998). Coming out in the age of the Internet: Identity "demarginalization" through virtual group participation. Journal of Personality and Social Psychology, 75(3), 681–694.
  3. Suler, J. (2004). The online disinhibition effect. CyberPsychology & Behavior, 7(3), 321–326.
  4. Whitty, M. T. (2013). The scammers persuasive techniques model: Development of a stage model to explain the online dating romance scam. British Journal of Criminology, 53(4), 665–684.
Raffaella Manzo

La lettura di una guida non sostituisce una valutazione psicologica individuale.

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