Per cominciare
Gesti scaramantici e piccoli rituali possono dare una sensazione di controllo quando l'esito di una situazione è incerto. In Italia la scaramanzia fa parte della cultura quotidiana: il cornetto, il "tocca ferro", il venerdì 17, il gatto nero che attraversa la strada. Spesso li usiamo sorridendo, ma il fatto stesso di usarli dice qualcosa su come gestiamo l'incertezza.
Che cosa accade dal punto di vista psicologico?
La mente cerca connessioni tra eventi anche quando sono casuali. Se un rito precede un successo, possiamo attribuirgli un potere che non è dimostrato.
Associazioni casuali. Già nel 1948 lo psicologo B. F. Skinner osservò che alcuni piccioni, nutriti a intervalli regolari indipendentemente da ciò che facevano, sviluppavano movimenti ripetitivi, come se fossero loro a "provocare" il cibo. Anche negli esseri umani una coincidenza ripetuta può trasformarsi in convinzione.
Meno controllo, più schemi. Le ricerche di Jennifer Whitson e Adam Galinsky indicano che, quando sentiamo di avere poco controllo su una situazione, tendiamo a vedere schemi e collegamenti anche dove non ci sono. Lo psicologo Giora Keinan ha osservato che lo stress e il bisogno di controllo aumentano i comportamenti superstiziosi.
Il portafortuna aiuta davvero? Uno studio del 2010 di Lysann Damisch e colleghi suggeriva che credere di avere un portafortuna migliorasse la prestazione aumentando la fiducia in sé. Repliche successive più ampie, come quella di Robert Calin-Jageman e Tracy Caldwell, non hanno confermato l'effetto sulla prestazione. Il dato più solido è che il rito può ridurre momentaneamente l'ansia, non che cambi l'esito.
Non esiste una spiegazione valida per tutte le persone: tradizioni regionali e familiari, religiosità, contesti di forte incertezza (sport, esami, gioco) e tratti ansiosi influenzano quanto la superstizione occupi spazio nella vita di ciascuno.
Un esempio nella vita quotidiana
Prima di un esame una persona indossa sempre lo stesso indumento perché lo associa a un buon risultato passato. Finché è un gesto rassicurante, non crea problemi. Diventa diverso se, la mattina in cui quella maglia è in lavatrice, l'ansia sale al punto da pensare di non presentarsi.
L'esempio serve a riconoscere un possibile meccanismo, non a formulare una diagnosi. Per capire davvero una situazione occorre ascoltare la persona e considerare ciò che sta vivendo.
Che cosa è importante non confondere
Non tutti i rituali sono problematici; meritano attenzione quando diventano rigidi, costosi o impediscono la vita quotidiana.
La superstizione comune va distinta dai rituali tipici del disturbo ossessivo-compulsivo. Questi ultimi sono vissuti come obbligatori, sono guidati da pensieri intrusivi angoscianti ("se non lo faccio succederà qualcosa di terribile"), occupano molto tempo e causano sofferenza. Solo una valutazione professionale può distinguere le due situazioni.
Come affrontare il tema in modo consapevole
Chiediti che cosa temi accadrebbe senza il rito e sperimenta gradualmente modi più flessibili di affrontare l'incertezza. Ad esempio, prova a rinunciare al rituale in una situazione poco importante e osserva che cosa succede, sia nell'esito sia nella tua ansia.
Puoi chiederti: in quali situazioni ricorro di più a gesti scaramantici? Quanto mi sentirei a disagio senza? I miei rituali stanno aumentando nel tempo? Annotare le risposte aiuta a distinguere fatti, interpretazioni e aspettative. Può essere utile anche affiancare al rito strumenti concreti per gestire l'ansia: una buona preparazione, la respirazione lenta, il confronto con persone di fiducia.
Quando può essere utile parlarne con uno psicologo?
Quando i rituali diventano sempre più numerosi o complessi, quando saltarne uno provoca forte angoscia, quando occupano molto tempo o portano a evitare situazioni importanti, o quando sono accompagnati da pensieri intrusivi difficili da allontanare, un confronto professionale può aiutare a capire che cosa sta alimentando l'ansia e a trovare modi più flessibili di gestirla. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi grave per chiedere ascolto.
Domanda frequente
La superstizione è una malattia? No, da sola non costituisce una diagnosi. È un fenomeno culturale molto diffuso, che diventa motivo di attenzione solo quando genera sofferenza o limita la vita quotidiana.
Le persone razionali non sono superstiziose? Non è così: anche persone istruite e scettiche compiono gesti scaramantici, soprattutto in situazioni di stress o incertezza. Sapere che un rito non ha effetti non sempre elimina il desiderio di compierlo.
Bibliografia essenziale
Riferimenti scientifici presenti nella bozza originale, da verificare prima della pubblicazione.
- Calin-Jageman, R. J., & Caldwell, T. L. (2014). Replication of the superstition and performance study by Damisch, Stoberock, and Mussweiler (2010). Social Psychology, 45(3), 239–245. https://doi.org/10.1027/1864-9335/a000190
- Damisch, L., Stoberock, B., & Mussweiler, T. (2010). Keep your fingers crossed! How superstition improves performance. Psychological Science, 21(7), 1014–1020.
- Keinan, G. (2002). The effects of stress and desire for control on superstitious behavior. Personality and Social Psychology Bulletin, 28(1), 102–108.
- Skinner, B. F. (1948). "Superstition" in the pigeon. Journal of Experimental Psychology, 38(2), 168–172.
- Whitson, J. A., & Galinsky, A. D. (2008). Lacking control increases illusory pattern perception. Science, 322(5898), 115–117.
La lettura di una guida non sostituisce una valutazione psicologica individuale.