Per cominciare
La disponibilità è preziosa, ma incontrare la sofferenza altrui richiede anche ascolto, limiti e rispetto dei ruoli. In ospedale, in una casa di riposo, in un centro d'ascolto o accanto a persone senza dimora, il modo in cui si sta accanto conta quanto il fatto di esserci.
Che cosa accade dal punto di vista psicologico?
Senza formazione e supervisione si rischia di dare consigli affrettati, sostituirsi alle decisioni dell'altro o esaurire le proprie energie.
Il bisogno di "aggiustare". Davanti al dolore altrui proviamo disagio, e la reazione spontanea è cercare subito di risolverlo: rassicurare, minimizzare, dare consigli. Spesso, però, questo serve più a calmare chi aiuta che a sostenere chi soffre.
L'ascolto come forma di aiuto. Lo psicologo Carl Rogers ha descritto alcune condizioni che rendono una relazione d'aiuto efficace: autenticità, accettazione incondizionata e comprensione empatica. Non sono tecniche riservate ai terapeuti: sono atteggiamenti che un volontario formato può imparare a praticare nel proprio ruolo.
Empatia e distacco. Stare vicini senza farsi travolgere richiede un equilibrio: sentire l'emozione dell'altro, ma ricordare che è sua. Quando questo confine si perde, aumentano il rischio di esaurimento emotivo e di "fatica da compassione".
Il valore del gruppo. Le ricerche di Allen Omoto e Mark Snyder sui volontari a lungo termine mostrano che il sostegno dell'organizzazione e la possibilità di confrontarsi con altri influenzano quanto a lungo si riesce a mantenere l'impegno.
Non esiste una spiegazione valida per tutte le persone: chi ha vissuto in prima persona una malattia o un lutto può essere particolarmente sensibile, ma anche più esposto a rivivere la propria storia nel servizio.
Un esempio nella vita quotidiana
Un volontario cerca di rassicurare subito una persona malata, mentre quest'ultima avrebbe bisogno soprattutto di essere ascoltata. "Vedrà che andrà tutto bene" chiude la conversazione; "Come si sente oggi?" la apre. La seconda frase non promette nulla, ma lascia spazio alla paura di essere detta.
L'esempio serve a riconoscere un possibile meccanismo, non a formulare una diagnosi. Per capire davvero una situazione occorre ascoltare la persona e considerare ciò che sta vivendo.
Che cosa è importante non confondere
Il volontario non deve assumere compiti clinici che spettano a professionisti qualificati. Ascoltare non significa fare psicoterapia, e accompagnare non significa prendere decisioni sanitarie, legali o familiari al posto dell'altro.
In Italia il Codice del Terzo settore (D.Lgs. 117/2017) disciplina l'attività di volontariato organizzato, che prevede tra l'altro la copertura assicurativa dei volontari. Molte associazioni offrono anche formazione iniziale e momenti di supervisione: sono strumenti di tutela, non formalità.
Come affrontare il tema in modo consapevole
Chiedi quale aiuto è desiderato, rispetta la riservatezza e confrontati con il coordinamento quando una situazione supera le tue competenze. Alcune attenzioni pratiche:
fai domande aperte e lascia spazio ai silenzi;
evita frasi come "so come ti senti" o "poteva andare peggio";
non promettere ciò che non dipende da te;
concorda con l'associazione a chi segnalare situazioni di rischio.
Dopo un turno, puoi chiederti: in quale momento mi sono sentito in difficoltà? Ho detto qualcosa per calmare me stesso più che l'altro? Che cosa porto a casa di questa giornata? Annotare le risposte aiuta a distinguere fatti, interpretazioni e aspettative.
Quando può essere utile parlarne con uno psicologo?
Quando le storie incontrate nel servizio continuano a occupare i pensieri, quando compaiono insonnia, irritabilità o la tentazione di abbandonare tutto, o quando il servizio risveglia ricordi dolorosi della propria storia, un confronto professionale può aiutare a elaborare l'esperienza e a ritrovare un equilibrio. Lo stesso vale per i coordinatori che si occupano del benessere dei gruppi. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi grave per chiedere ascolto.
Domanda frequente
Essere empatici significa assorbire ogni dolore? No: la vicinanza richiede anche confini. Un confine chiaro non è freddezza, ma ciò che permette di tornare il giorno dopo con la stessa disponibilità.
Che cosa faccio se una persona mi confida di stare molto male? Ascolta senza giudicare, non promettere di mantenere un segreto se c'è un rischio per la sua sicurezza e coinvolgi subito il coordinamento o i servizi competenti.
Bibliografia essenziale
Riferimenti scientifici presenti nella bozza originale, da verificare prima della pubblicazione.
- D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117. Codice del Terzo settore.
- Maslach, C., & Leiter, M. P. (2016). Understanding the burnout experience: Recent research and its implications for psychiatry. World Psychiatry, 15(2), 103–111.
- Omoto, A. M., & Snyder, M. (1995). Sustained helping without obligation: Motivation, longevity of service, and perceived attitude change among AIDS volunteers. Journal of Personality and Social Psychology, 68(4), 671–686.
- Rogers, C. R. (1957). The necessary and sufficient conditions of therapeutic personality change. Journal of Consulting Psychology, 21(2), 95–103.
La lettura di una guida non sostituisce una valutazione psicologica individuale.